Luserna - Sentiero dell'immaginario

Luserna - Sentiero dell'immaginario

Alla scoperta delle leggende Cimbre (m 1507)

 

Questo piacevolissimo percorso, tra i boschi e prati di Luserna, ci porta a scoprire le antiche storie di questi luoghi (riportate a fondo pagina nella sezione Storia).

Da piazza Marconi, nel centro di Luserna, si prosegue a sud verso piazza Battisti. Superata la piazza la strada si divide e le indicazioni ci portano in salita sulla strada a sinistra.

Piazza Battisti, sabato c'è il mercato

Piazza Battisti, sabato c'è il mercato

Incrocio, si prosegue sulla strada a sinistra

Incrocio, si prosegue sulla strada a sinistra

Dopo circa 200 metri, superato un agriturismo, si esce dalla strada a destra. Ancora pochi metri e siamo fuori da paese.

Incrocio dopo l'agriturismo, proseguire a destra

Incrocio dopo l'agriturismo, proseguire a destra

Inizio del sentiero

Inizio del sentiero

Il percorso in leggera salita si snoda su di una strada forestale. Il primo pezzo in costa è sicuramente molto caratteristico.

Percorso in cengia

Percorso in cengia

Percorso in cengia

Percorso in cengia

Vista verso valle

Vista verso valle

Un po' al sole e un po' nel bosco il percorso prosegue incontrando Frau Pèrtega, la custode dei nascituri.

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Si arriva ad incontrare i tre faccioni (gli antichi cantastorie), l'orfana Tüsele Marüsele con sua Cara Nonna

Cantastorie

Cantastorie

Scala verso Tüsele Marüsele

Scala verso Tüsele Marüsele

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

per poi finire in uno spiazzo controllato sempre da Frau Pèrtega (o almeno sembra, la tabella a fianco non aveva indicazioni).

Lo spiazzo di fine strada

Lo spiazzo di fine strada

Di guardia allo spiazzo

Di guardia allo spiazzo

Vista del sentiero da percorrere

Vista del sentiero da percorrere

Le indicazioni ci portano a salire per un sentiero, salita che termina al congiungimento con una strada.

Si prosegue a destra verso sud est per trovare subito il lupo Urukh che ci racconta la storia di Peatar.

Dettaglio del sentiero

Dettaglio del sentiero

La strada verso Urukh

La strada verso Urukh

Dopo 400 metri si esce dalla strada prendendo il sentiero a sinistra. Trut controlla l'ingresso con una delle sue due facce.

Nel bosco con Urukh

Nel bosco con Urukh

Il sentiero di Trut

Il sentiero di Trut

Dettaglio del sentiero

Dettaglio del sentiero

Dettaglio del sentiero

Dettaglio del sentiero

Dentro al bosco incontriamo il drago Basilisco di guardia ad un'area di sosta.

Area controllata da Basilisco

Area controllata da Basilisco

Come si corre bene nel bosco!

Come si corre bene nel bosco!

Il sentiero si avvicina alla strada principale lasciata in precedenza, ma le indicazioni ci fanno deviare poco prima verso destra in direzione nord-est.

Qui troviamo il taglialegna. C'era un tempo in cui animali e piante ci parlavano e riuscivamo a capirli ...

Deviazione a destra prima della strada

Deviazione a destra prima della strada

Particolare conformazione rocciosa vicino al taglialegna

Particolare conformazione rocciosa vicino al taglialegna

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Con un ponte di legno superiamo una trincea della Grande Guerra

Ponte sopra alla trincea

Ponte sopra alla trincea

Trincea

Trincea

Poco dopo, una radura con un'altra area di sosta controllata da un orso.

Ancora non si vede, ma l'orso è di là!

Ancora non si vede, ma l'orso è di là!

Dettaglio del percorso

Dettaglio del percorso

Il sentiero ritorna ad essere strada e al successivo incrocio il cacciatore selvaggio Jakl Hoal ci indica di proseguire a sinistra, in discesa verso sud.

L'incrocio di Jakl Hoal

L'incrocio di Jakl Hoal

In poco tempo si raggiunge l'area di pascolo di malga Campo, punto di ristoro.

Malga Campo

Malga Campo

Malga Campo

Malga Campo

Malga Campo

Malga Campo

Da malga Campo, sul prato verso nord-ovest, arriviamo dal folletto Sambinelo.

Verso il Sambinelo

Verso il Sambinelo

Si rientra nel bosco seguendo le indicazioni per Luserna

Dettaglio del sentiero

Dettaglio del sentiero

Dettaglio del sentiero

Dettaglio del sentiero

per arrivare nelle campagne sopra al paese. Si inizia ad affrontare l'ultima discesa, in vista, ormai, di Luserna.

Campagne sopra Luserna

Campagne sopra Luserna

Campagne sopra Luserna

Campagne sopra Luserna

Particolare del percorso

Particolare del percorso

Incrociamo una cappella dedicata al Santo (Sant'Antonio da Padova, per i padovani è solo "il Santo")

Cappella del Santo

Cappella del Santo

Un breve passaggio e una scalinata in pietra ci riporta alle case del paese.

Dettaglio del sentiero

Dettaglio del sentiero

L'ultima scalinata

L'ultima scalinata

L'ultima scalinata

L'ultima scalinata

 


Come si raggiunge:

Il percorso parte dal centro del bellissimo borgo di Luserna (TN) dove è possibile parcheggiare, tranne il sabato per la presenza del mercato.


Mappe Interattive:

Luserna - Sentiero dell'immaginario

Luserna - Sentiero dell'immaginario

SCHEDA PERCORSO
Zona:Alpe Cimbra, Tonezza, Arsiero
Provincia / Comune:Trento / Luserna
Categoria:Montagne
Tipologia:Naturalistico, Culturale
Coordinate punto di arrivo:45.920369 - 11.338003
(45°55'13" N - 11°20'16" E)
Coordinate parcheggio:45.921700 - 11.324428
(45°55'18" N - 11°19'27" E)
Altitudine di partenza (m):1333
Altitudine di arrivo (m):1507
Dislivello (m):174
Difficoltà del percorso:T - Turistico
Ore a piedi:
(andata e ritorno, esclusa visita)
2 ore
Km totali:6,90
Come si raggiunge:A piedi

Traccia GPS:

Traccia Luserna - Sentiero dell'immaginario

Storia:

(tratta dai tabelloni in loco)

Frau Pèrtega

Frau Pèrtega

Frau Pèrtega

È senz'altro uno dei personaggi più conosciuti e amati dai lusérnar; già l'appellativo "Frau" "Signora" prelude una forma di rispetto che la cultura cimbra ha riservato a tale figura, così come il fatto d'essere DONNA. Molti personaggi mitologici cimbri, infatti, sono personaggi femminili e il mondo cimbro ha da sempre riservato loro un ruolo di tutto rispetto, essendo proprio queste figure le custodi dei segreti di Madre Terra. Nel caso di Frau Pèrtega ci troviamo di fronte a quella che potremmo tranquillamente definire "dea della fertilità". È lei, infatti, che custodisce i bambini non ancora nati ed è lei che sceglie il bambino che dovrà nascere.
Solo una persona la può avvicinare: 'z Komérle (la levatrice), perché Frau Pèrtega, come un po' tutti i personaggi leggendari cimbri sa essere anche infinitamente malvagia.
Frau Pèrtega vive sul precipizio che domina la Val d'Astico nel grande anfratto roccioso conosciuto con il nome di “Khåmmar vodar Ursola"; qui, all'interno di grandi botti, custodisce i nascituri. Christian Prezzi al riguardo scrive: "... con l'aiuto delle ricerche dello Schweizer è inoltre possibile trovare il significato di tale nome. Pèrtega risale al germanico Berhta, ed appartiene al gotico Bairhts che significa luminoso. Grimm arriva alla conclusione che alcuni tratti (ma già semplicemente il nome) di tale figura possono essere ricondotti a una divinità pagana che si aggirava nel periodo del solstizio (e di qui luminoso) d'inverno. Se ne deduce la sopravvivenza di un'antica dea della fecondità (avendo molti figli da poter dare) ma anche la congiunzione tra la vita e la morte: da essa [la grotta] inizia la vita, ad essa tornano anche i morti ..."
La leggenda della Frau Pèrtega, nella sua germanica pragmaticità (i bambini vanno acquistati sapendo che i belli costano più dei brutti e le bambine costano meno dei maschietti), riassume in sé l'essenza del popolo cimbro; un popolo che non ha mai perso il profondo legame con la sua terra.

 

Tüsele Marüsele

Tüsele Marüsele e Cara Nonna

Tüsele Marüsele e Cara Nonna

Un tempo viveva una piccola orfana di nome Tüsele Marüsele, che campava di elemosina.
Un giorno si addentrò nel bosco e arrivò alla casa della Cara Nonna, una donna malvagia e selvaggia. Entrò e chiese qualche cosa da mangiare, ma la Cara Nonna approfittò per rinchiuderla in casa. A un certo punto Tüsele Marüsele si stufò di trovarsi imprigionata e cominciò a chiamare: "Cara Nonna, aprimi: devo fare un bisognino!"
La Cara Nonna cedette solo dopo parecchie insistenze, legò la bambina ad una fune e la calò fuori da una finestrella. Tüsele Marüsele, approfittando della situazione, riuscì a liberarsi e, dopo aver appeso un pezzo di legno al suo posto, si dileguò.
La Cara Nonna, accortasi dell'inganno, si adirò e cominciò a cercare la bambina in un grande prato, dove il fieno era raccolto in mucchi. Ella rovesciò tutti i covoni, tranne il più piccolo sotto al quale si era nascosta Tüsele Marüsele.
Quando la Cara Nonna rientrò a casa, la bambina spuntò da sotto al mucchio di fieno e correndo raggiunse il fiume. Qui si nascose sotto l'ampia veste di una delle lavandaie che si trovavano lì. La Cara Nonna, che nel frattempo aveva raggiunto il fiume, chiese notizie della piccola Tüsele Marüsele. Le lavandaie risposero che la bambina aveva oltrepassato il fiume con un gran balzo. Allora anche la Cara Nonna provò a saltare, ma cadde in mezzo al fiume ed annegò.
Così Tüsele Marüsele uscì da sotto le gonne della lavandaia e canterellando disse: "Cara Nonna, tu volevi divorarmi e invece sei andata a bere: bevi, bevi pure fino a riempirti la pancia!"
Tüsele Marüsele, se ai nostri giorni non è già morta, vive ancora.

 

Peatar e Urukh

Urukh

Urukh

L’autunno correva per i prati seminandoli d'oro, il bosco di faggio invece, quella bizzarra stagione, si divertiva a colorarlo con le fantasie più ardite, come nemmeno il più visionario tra i pittori avrebbe potuto immaginare. Peatar fumava piano sulla porta di casa, le albe autunnali gli portavano sempre quella strana voce di cui non capiva bene l'origine, una voce come di lontano che lo chiamava dal fondo della foresta.
In fretta, doveva correre più in fretta, anche se l'aria fredda voleva fargli scoppiare i polmoni, anche se sentiva le gambe farsi di pietra; sempre più in fretta se non voleva perderli di vista; i primi stavano già scavalcando la collina e lui era ancora dentro il bosco. Ah, ma non era sempre stato così, si ricordava ancora quando era lui a correre davanti a tutti, a quel tempo se ne guardavano bene dal contrastargli il passo, sapeva lui come farsi valere. Di tutto quel futuro, oggi gli era rimasto solo la forza degli occhi. Era vecchio, e lo sapeva, anche se non lo avrebbe mai ammesso davanti agli altri. Finalmente la lunga salita nel bosco finì e Khj2 (così lo chiamavano gli uomini, ignorando che il suo vero nome fosse Urukh) poté fermarsi per un istante, tirare il fiato e guardare le mille luci, sotto di lui nella valle; da qualche giorno poi quelle luci erano diventate ancora di più, e più colorate, quelli là avevano qualcosa da festeggiare nel tempo di mezzo tra autunno e inverno. Nessuno lo aspettò e in un attimo si ritrovò da solo, aveva fatto tutta quella fatica per niente, tutto quel fiato a ramengo. Urukh (noi lo chiamiamo con il suo vero nome) esitò; continuare solitario la corsa verso gli stabbi la in basso, oppure ritornare? A dare ascolto agli uomini avrebbe dovuto urlare tutta la sua rabbia e la sua frustrazione contro la luna, ma lui non era fatto così, amava il silenzio, e nel silenzio sentiva una voce diversa dalle altre, si sentiva chiamato.
Passi ... passi? Urukh annusò l'aria e rimase immobile.
Peatar aveva lasciato la strada, un'inquietudine senza nome lo spingeva verso i rovi che delimitavano il bosco. Quando gli occhi si fermarono dentro agli occhi, sentì sciogliersi il cuore, allora era quella la voce che lo chiamava! Mugolò come un cucciolo abbandonato, un bimbo orbato di madre, sentì inutile la fierezza della sua stirpe. Un uomo e un lupo, era già accaduto quasi mille anni prima ora tornava ad accadere; un uomo e un lupo, chi dei due ammansiva l'altro?

 

Trut

Trut

Trut

Trut

Trut

Un personaggio mitologico cimbro che racchiude due anime, è senz'altro la Trut. Oggigiorno con il termine Trut si intende principalmente una "bambola", cioè un oggetto inanimato, generalmente dall'aspetto dolce e piacente. È questa anche la Trut, intesa come vampira, che nella cultura cimbra viene rappresentata come una bella donna che conduce una vita normale all'interno della comunità; ogni tanto, però, mentre il suo corpo riposa, la sua seconda natura esce dalla bocca sottoforma di bombo che vagherà per tutta la notte in cerca di persone da tormentare. Le sue vittime sono generalmente uomini che avvertono nel sonno un senso di oppressione come se qualcuno fosse seduto sul loro torace e che, al risveglio, si sentono privi di ogni energia. Elementi, questi, che riconducono al mito delle succubi, figure demoniache che seducevano gli uomini allo scopo di alimentarsi della loro energia.
Si trasforma in una Trut ogni bambina al cui battesimo il Credo non sia stato recitato nella forma dovuta.
Bacher riporta che, rivolgendosi ad una Trut con la formula "du bohèksatz baibe", si obbliga la vampira ad assumere una forma animale. Schweizer annota che, per liberarsi dalle visite di una vampira, sia necessario ghermire l'anima di quest'ultima quando essa si presenta sotto forma di animale per succhiare il sangue; la Trut si trasformerà quindi in "uno stelo di paglia, bruciato il quale alle estremità, bruciano i piedi ed i capelli dell'umano non battezzato come dovuto (e vagante da vampiro)".
Zingerle segnala infine che, per individuare l'identità della vampira, è necessario rivolgersi allo stelo di paglia recitando la formula "Du verhextes Weib, / komm morgen bereit / um Salz und um Feuer / mit den Haaren gekreuzt!" / "Tu, donna stregata / vieni domattina pronta / per sale e fuoco / con i capelli incrociati!", la persona cui appartiene l'anima è costretta a tornare il giorno seguente "zoppicando, con i capelli arsi incrociati sulla fronte e due piccoli contenitori, per porvi sale e fuoco".

 

Il Basilisco

Il Basilisco

Il Basilisco

Per tenere i bambini tranquilli vicino alle case del paese le nonne di Luserna raccontavano che spesso nelle zone sassose e dai "coveli" (grotte naturali molto comuni nella zona, per l'origine calcara delle rocce) poteva apparire il "basilisco", enorme drago che sputava fuoco e fiamme, con il corpo ricoperto di squame color verdastro e che spesso cambiavano colore.
Il basilisco e il drago rappresentano lo spirito di cui esistono le testimonianze più antiche nei racconti e nelle leggende. Rappresenta l'archetipo della bestia, delle paure elementari, dei grandi istintivi timori della natura. Esso simboleggia anche la dea madre e, con l'avvento del cristianesimo, viene anche associato a santi, quindi demonizzato e infine eliminato da San Giorgio.
Il drago protegge l'ordine cosmico, procura alla Terra la sua fertilità, alle donne la loro fecondità e dispensa un'incredibile quantità di energia vitale. Rappresenta l'indifferenziato primordiale da cui tutto proviene e a cui tutto ritorna per rigenerarsi. Gli inferi e gli oceani, l'acqua originaria e la terra profonda formano la materia prima del drago. Di solito vive in un lago o in una caverna.

 

Spaccatemi in pezzi grandi, non in pezzi piccoli!

Il taglialegna

Il taglialegna

Molti, molti anni fa, quando ancora tutte le creature parlavano, gli animali, le piante e perfino le pietre, un uomo si recò a spaccare legna.
Aveva preso un piccolo tronco e lo aveva collocato sul ceppo. Quando sollevò la scure per spaccarlo, il tronco cominciò a parlare.
L'uomo trattenne la scure e si chinò a sentire che cosa il tronco dicesse. Poco dopo, il pezzo di legno ricominciò a parlare e disse: «Spaccatemi in pezzi grandi, non in pezzi piccoli!» Quando poi ci fu il sacro Concilio di Trento (1545 - 1563) le piante, le pietre e gli animali vennero benedetti e da allora in poi non parlarono più né piante, né pietre, né bestie.

 

Il giovane che lanciò il bastone all'orso

L'orso

L'orso

Tanti anni or sono alcuni uomini di Luserna stavano costruendo delle "casare" (edifici attigui alla malga che ospitavano i pastori) vicino al Bisele (zona a nord-est di Luserna).
Una mattina stavano andando al lavoro; nel gruppo si trovava un giovane di vent'anni, che camminava avanti agli altri cantando e zufolando. I compagni, a un certo punto, gli gridarono: "Cristiano, stai attento l'orso si avvicina!" ma egli non sentì e proseguì cantando. Ad un ulteriore richiamo anche lui si accorse dell'orso, ma invece di spaventarsi andò verso l'animale pensando di poterlo catturare e trattenere con la sola forza delle braccia, fino all'arrivo dei compagni armati di scure.
Quando orso e ragazzo furono uno di fronte all'altro si guardarono, dopo di che l'animale si allontanò salendo un ripido pendio. Cristiano allora prese un legno e lo lanciò colpendo l'orso alle zampe posteriori. L'animale si voltò, fissò il giovane e poi proseguì la sua salita giungendo in cima al dosso; quando lo superò, tornò sui suoi passi e si fermò a guardare il giovane verso il basso. Per tre volte ripeté questo gioco, poi prese deciso la via del bosco e cominciò a ruggire così forte da far tremare i boschi circostanti. Solo a quel punto il giovane, che prima non aveva avuto paura, si rese conto di che cosa fosse un orso.
L'orso (o meglio l'orsa) è associato all'antica dea madre della vita e della morte, signora degli animali e della foresta, chiamata Artemide dai greci e Diana dai romani. Le sue origini sono in realtà molto antiche, come testimoniano le incisioni rupestri preistoriche. L'orsa è anche associata al concetto di maternità, in quanto fra i mammiferi europei è quella che più a lungo si prende cura dei suoi cuccioli.

 

Jakl Hoal

Jakl Hoal

Jakl Hoal

Un frastuono di zoccoli che si avvicinano provenienti da nord; così veniva annunciato l'arrivo di Jakl Hoal, sicuramente il più feroce tra i personaggi della mitologia cimbra. L'annuncio del suo arrivo ha molte similitudini con la "caccia selvaggia": un corteo notturno di esseri sovrannaturali che attraversa il cielo mentre è intento in una furiosa battuta di caccia.
Valentina Nicolussi Castellan al riguardo scrive: "[...] Bacher riprende all'interno della categoria dei demoni anche la figura del cacciatore selvaggio, che nell'immaginario cimbro è impersonato dallo Jakl Hoal, per sottolineare che, sebbene in alcune culture questa figura sia accostata a quella dell'orco, nell'immaginario cimbro invece i due personaggi sono nettamente distinti.
Il cacciatore selvaggio della tregenda infernale porta a Luserna il nome di Jakl Hoal. Schweizer riferisce in merito che «il mito della tregenda abbraccia tutto il territorio cimbro, la Valle dei Mocheni, la Valsugana, lo slambrot e le vallate a sinistra dell'Adige fino ai XIII Comuni, nonché Luserna e i VII Comuni». La denominazione Jakl Hoal potrebbe derivare dall'unione di un originario Jagd (caccia), congiunto all'espressione Glück und Heil!, formula utilizzata quale buon augurio.
Nella leggenda cimbra questo personaggio demoniaco lascia in dono, a chi lo ha invocato, «una mezza femmina appesa alla porta di casa». Affinché lo Jakl Hoal si riprenda il frutto della propria caccia e non tormenti le persone che lo hanno chiamato, interviene nella leggenda di Luserna la religione cristiana, nella figura di un prete che fornisce le indicazioni in merito al procedimento da seguire".
La scopa dietro la porta, il cane in cucina, il gatto sulla stufa e una notte di preghiere ininterrotte permettono, alla donna che lo ha invocato, di liberarsi del "dono" di Jakl Hoal, affettuosamente soprannominato anche Djèkele.
Il nome di questa figura demoniaca (Jakl), la cui natura è palesata anche dai piedi a forma di zoccoli, potrebbe trarre origine da un antico verbo germanico che indica un movimento ripetitivo, un girotondo, che avveniva in occasione di antichi riti che vedevano più figure girare attorno ad un animale morto che poi veniva spartito tra i partecipanti al banchetto.

 

Il Sambinelo

Il Sambinelo

Il Sambinelo

Un giorno di fitta nebbia una donna decise di andare a far legna nella zona dei Löchar (bosco del Comune). Tutti le avevano sconsigliato di recarsi in quel luogo, perché era molto facile perdersi, ma ella non ascoltò nessuno e partì ugualmente. Quando fu nel bosco tagliò la legna, la caricò sulle spalle, quando improvvisamente vide un omino vestito di rosso che le fece segno di seguirlo mostrando di volerla guidare. La donna lo seguì per un giorno interno, addentrandosi sempre più nel bosco e perdendo la cognizione del tempo e dello spazio. Il giorno dopo la gente del paese andò a cercarla e alla fine la trovò ai "Trogoli del Predsondo", ancora col carico sulle spalle. Ella raccontò l'accaduto e quelli conclusero: "Se è così, hai seguito i passi del Sambinelo".
Il Sambinelo dei racconti di Luserna è da assimilare ai folletti, caratteristici spiriti che ricorrono nei racconti dell'arco alpino, e non solo. I folletti rappresentano gli spiriti della natura e le essenze sottili, spesso indecifrabili agli uomini, ma di cui comunque bisogna tener conto e che è necessario propiziarsi. In caso contrario possono fare dispetti, causare del male o far impazzire. Essi possono essere bellissimi e lucenti (il Sambinelo è vestito di rosso), oppure brutti, sporchi e puzzolenti, amici o nemici, tozzi e solidi, oppure evanescenti e immateriali. Sono creature fantastiche, spesso legate a luoghi misteriosi e pericolosi.


Data visita: 07/10/2023
Data pubblicazione: Nov. 30, 2023

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